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	<title>Fave e Foglie &#187; terra terra</title>
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		<title>Rifarsi la bocca, quindi il guardaroba</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Jul 2014 11:12:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;innovazione è solo un punto di vista. Basta per esempio immaginare un gesto semplice come cucinare le fave, rito antico ripetuto quasi sempre uguale di generazione in generazione, ma attraverso l&#8217;occhio di uno smartphone, tutto cambia, la passione diventa condivisione, le fave diventano argomento di discussione, ma soprattutto un video ferma nel tempo un gesto&#160;&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;innovazione è solo un punto di vista. Basta per esempio immaginare un gesto semplice come cucinare le fave, rito antico ripetuto quasi sempre uguale di generazione in generazione, ma attraverso l&#8217;occhio di uno smartphone, tutto cambia, la passione diventa condivisione, le fave diventano argomento di discussione, ma soprattutto un video ferma nel tempo un gesto e lo consegna per sempre alla memoria collettiva.</p>
<p>Ecco cos&#8217;è, in fondo <strong>FeF</strong>, un modo per valorizzare quello che di antico e buono abbiamo come comunità, come territorio.</p>
<p>Non solo l&#8217;<strong>associazione Terra Terra</strong> si muove seguendo queste direzione, ma anche altre belle realtà, come <a href="http://www.massaboutique.com/" target="_blank">Massa Boutique</a>, guidata da un lungimirante <strong>Roberto Massa</strong>, che ha trovato il nostro progetto tanto interessante da voler donare al vincitore dello <a href="http://fef.terraterra.eu/showcookin/" target="_blank">showcooking </a>finale uno stupendo buono spesa da 1000 (mille) euro, da utilizzare da Massa 29, entro il 31 dicembre 2014.</p>
<p>&#8220;<em>Il nostro territorio va valorizzato con nuove idee, capaci di mettere insieme il futuro fatto di connessioni, senza confini, con la tradizione migliore, quella parte che abbiamo conservato spesso con gelosia, quei riti che ancora si svolgono nelle nostre case. Così come conserviamo con cura e amore un cappotto buono, che ci piace indossare solo nei giorni di festa, così quella tradizione, nel caso di FeF, culinaria, è da tirare fuori in momenti come questo, in cui servono nuove idee, in cui il nostro territorio e la nostra comunità ha bisogno di una spinta per trovare la giusta strada</em>&#8221; dice Roberto Massa quando ci consegna il buono.</p>
<p><strong>Mille euro solo per aver &#8220;abbattuto&#8221; due fave. Mica poco, anzi, quasi quasi partecipiamo pure noi!</strong></p>
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		<title>La diffusione delle fave nel bacino del Mediterraneo e nella cucina regionale italiana</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jun 2014 19:56:52 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Tradizione]]></category>
		<category><![CDATA[Catone]]></category>
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		<description><![CDATA[La pianta delle fave è con ogni probabilità autuctona del bacino mediterraneo ed ha origini molto antiche. Le prime tracce che la riguardano, infatti, sono state trovate nell’odierno stato di Israele e risalgono ad oltre 8.000 anni fa, ma secondo anche le testimonianza archeologiche recenti è stata estremamente diffusa nell&#8217;antico Egitto. La sua duttilità in&#160;&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><strong>La pianta delle fave è con ogni probabilità autuctona del bacino mediterraneo ed ha origini molto antiche.</strong> Le prime tracce che la riguardano, infatti, sono state trovate nell’odierno stato di Israele e risalgono ad oltre 8.000 anni fa, ma secondo anche le testimonianza archeologiche recenti è stata estremamente diffusa nell&#8217;antico Egitto. La sua duttilità in cucina e la capacità di adattamento a terreni impervi, ne hanno caratterizzato la sua diffusione capillare in tutte le case di contadini d&#8217;ogni luogo del nostro Mediterraneo.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><strong>Prima della scoperta dell’America e della successiva introduzione dei fagioli in Europa, d’altronde, le fave erano un cibo estremamente diffuso nel Vecchio Continente.</strong> Il grano tuttavia nella preferenza sulle tavole, vinse sulla fava, perché era un cibo più buono da mangiare, perché, per le sue proprietà organolettiche apparteneva ad un’alimentazione più raffinata. Le fave subirono così un declassamento e una conseguente desacralizzazione, finirono per diventare un cibo rozzo, buono per sfamare gli animali, per nutrire il terreno o per essere consumate dalla gente del volgo. Fave e lardo, se per i poveri che non avevano da mangiare, erano una ghiottoneria, per la gente raffinata e aristocratica, erano l’emblema della grossolanità e del peccato.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><strong>Varrone</strong>, nel suo <strong><i>De rustica</i></strong>, riporta come nell’Antica Roma le fave fossero tra gli alimenti più consumati assieme al farro e all’orzo. Lo stess<span style="color: #000000;"><span style="text-decoration: none;">o <strong>Catone</strong>, in uno dei suoi scritti, suggerisce di consumarle cotte condite con l’aceto, mentre <strong>Plinio</strong> parla di un piatto molto diffuso dal nome </span></span><strong><i><span style="color: #000000;"><span style="text-decoration: none;">puls fabata</span></span></i></strong><span style="color: #000000;"><span style="text-decoration: none;">, che altro non era che l’antenato dell’odierno <strong>Macco di fave</strong>.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-decoration: none;" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;">Le fave continuarono ad essere diffuse nelle case di tutta Europa anche in seguito alla caduta dell’Impero Romano, in particolare tra la popolazione povera che ne sfruttava l’economicità e la duttilità di preparazione. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="text-decoration: none;">Fu solo con l’introduzione delle varietà di fagioli provenienti dalle Americhe, come dett</span></span>o, che il consumo delle fave subì un deciso arresto, tanto da venir relegato solo in alcune tradizioni regionali. L&#8217;introduzione delle patate nella cucina nel XVII secolo arricchiscono la purea di fave do nuovi sorprendenti abbinamenti e di una dolcezza al palato, capace di spazzare via per sempre tutte le carestie dai secoli successivi.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">La <span style="font-weight: normal;">dieta mediterranea, </span>ispirata al modello alimentare tradizionale dei tre paesi europei e di uno africano che si affacciano sul Mediterraneo, quali l&#8217;Italia, la Grecia, la Spagna e Marocco, propone l&#8217;indissolubile elemento comune, costituito dalla presenza di una larga varietà di cereali, legumi, verdure, ortaggi accompagnati dal pesce e parsimoniosi di carne, legati indissolubilmente dall&#8217;olio extravergine d&#8217;oliva.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">L&#8217;americanizzazione della cultura europea avvenuta negli anni Ottanta ha portato ad accantonare uno stile di vita più sano e ad accostarsi per moda, a cibi ricchi di grassi e scarsamente sani che nel breve e lungo periodo si sono dimostrati insostenibili per la salute e per l&#8217;ambiente.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Le fave sono state l&#8217;elemento presente soprattutto nelle tavole del Meridione d&#8217;Italia, l&#8217;antidoto alla penuria di proteine e il seme per legare culture diverse attorno al bisogno indissolubile di sopravvivere, l&#8217;elisir di lunga giovinezza per le culture solari del Mediterraneo.</p>
<p align="JUSTIFY">(Articolo a cura di Antonio Serio – <a href="http://www.ecomuseovalleditria.it/" target="_blank">Ecomuseo della Valle d’Itria</a>)</p>
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