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	<title>Fave e Foglie &#187; Pitagorici</title>
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		<title>Il favismo, malattia del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Aug 2014 09:39:01 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizione]]></category>
		<category><![CDATA[antonio serio]]></category>
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		<description><![CDATA[Il favismo è propriamente una crisi emolitica acuta provocata dall&#8217;ingestione di fave, e da alcune sostanze di sintesi ad essa correlate, in soggetti con un difetto ereditario di un enzima normalmente presente nei globuli rossi. La crisi emolitica si manifesta in genere 12-24 ore dopo aver mangiato le fave o aver ingerito i farmaci indicati&#160;&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il favismo è propriamente una crisi emolitica acuta provocata dall&#8217;ingestione di fave, e da alcune sostanze di sintesi ad essa correlate, in soggetti con un difetto ereditario di un enzima normalmente presente nei globuli rossi. La crisi emolitica si manifesta in genere 12-24 ore dopo aver mangiato le fave o aver ingerito i farmaci indicati negli elenchi allegati. In alcuni casi l&#8217;anemizzazione è rapida e può anche mettere in pericolo la vita del paziente. E&#8217; indispensabile che la condizione di carenza sia nota per prevenire questi rischi.</p>
<p><strong>La conoscenza di tale patologia giustificò il divieto imposto dai pitagorici contro le fave.</strong></p>
<p>Il difetto è dovuto a mutazioni del gene G6PD situato sul cromosoma X. I maschi avendo un solo cromosoma X possono essere parzialmente o totalmente carenti. Le femmine avendo due cromosomi X possono avere livelli dell&#8217;enzima comunque a rischio di crisi emolitiche. La gravità del quadro clinico dipende dall&#8217;entità del difetto enzimatico. Esistono numerose varianti del deficit di G6PD (oltre150); le più frequenti sono la variante Mediterranea e la variante Canton (gravi) e le varianti Africane (A-) e Mahidol (più moderate). La frequenza è elevata soprattutto in Africa, in alcune zone del Sud Est Asiatico e nel bacino mediterraneo, dove in alcune regioni (Grecia, Sardegna) raggiunge una frequenza variabile dal 4 al 30%. I soggetti con difetto di G6PD (variante Mediterranea che è la più frequente in Sardegna) in condizioni normali sono asintomatici. Tuttavia in condizioni particolari l&#8217;ingestione di fave o di alcuni farmaci cosiddetti ossidanti, o in corso di alcune infezioni si può avere una rapida distruzione dei globuli rossi con conseguente anemia e colore giallastro della cute, emissione di urine scure, a volte dolore lombare.</p>
<p>Chi soffre di tale mancanza nella sintesi di tale gene, sono in gran parte i pazienti quasi esclusivamente maschi. Nei soggetti carenti può manifestarsi in diversi modi:</p>
<ul>
<li><a href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Ittero_neonatale&amp;action=edit&amp;redlink=1">Ittero (cute giallognola) neonatale</a> prolungato;</li>
<li>Crisi emolitiche in risposta a diverse condizioni che portano ad un incremento dello stress ossidativo, in particolare:
<ul>
<li>Malattie (specialmente infettive, quali <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Epatite_virale">epatite virale</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Polmonite">polmonite</a> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Febbre_tifoide">febbre tifoide</a><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Carenza_di_glucosio-6-fosfato_deidrogenasi#cite_note-Robbins2-13">[13]</a>)</li>
<li>Alcune sostanze chimiche</li>
<li>Taluni farmaci</li>
<li>Alcuni cibi, in particolare le fave</li>
<li><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Chetoacidosi_diabetica">Chetoacidosi diabetica</a></li>
</ul>
</li>
</ul>
<p>Crisi emolitiche particolarmente gravi possono causare <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Insufficienza_renale_acuta">insufficienza renale acuta</a> (IRA).</p>
<p>La principale misura per contrastare le manifestazioni cliniche è costituita dalla prevenzione, che consiste fondamentalmente nell&#8217;evitare le sostanze che possono innescare una crisi emolitica. In risposta alle malattie infettive il rimedio più opportuno è costituito dalla <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Vaccinazione">vaccinazione</a> contro alcuni comuni patogeni (ad esempio, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Epatite_virale_A">virus dell&#8217;epatite A</a> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Epatite_virale_B">B</a>). Negli individui fabici è inoltre opportuno astenersi dal consumo di fave, che contengono diversi agenti ossidanti, tra cui la <em>divicina</em> e la <em>convicina</em>.</p>
<p>In caso di emolisi acuta può rendersi necessario ricorrere a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Emotrasfusione">trasfusioni di sangue</a> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Emodialisi">dialisi</a> nel caso in cui il paziente sia affetto anche da insufficienza renale. Normalmente i G6PD carenti sopravvivono nel circolo del ricevente per un periodo di tempo normale (circa 120 gg).</p>
<p><em>Antonio Serio</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Perchè i pitagorici vietavano le fave?</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jun 2014 20:16:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[terraterra]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Leggende]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizione]]></category>
		<category><![CDATA[fave]]></category>
		<category><![CDATA[favismo]]></category>
		<category><![CDATA[leggenda]]></category>
		<category><![CDATA[pitagora]]></category>
		<category><![CDATA[Pitagorici]]></category>

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		<description><![CDATA[I Pitagorici, primi studiosi dei numeri e specilizzati in “simbologia politica e sociale” sono il primo avamposto della cultura Magnogreca. Pitagora originario di Samo, visse ed operò a Crotone ove fondò la sua scuola dagli sfondi settari nel IV secolo A.C. La stessa Taranto con il leggendario Pitagorico Archita è uno dei rari esempi dove&#160;&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>I Pitagorici, primi studiosi dei numeri e specilizzati in “simbologia politica e sociale” sono il primo avamposto della cultura Magnogreca. Pitagora originario di Samo, visse ed operò a Crotone ove fondò la sua scuola dagli sfondi settari nel IV secolo A.C. La stessa Taranto con il leggendario Pitagorico Archita è uno dei rari esempi dove la filosofia diventa politca.</p>
<p><strong>Uno dei divieti più ossessivi imposti ai discepoli dai Pitagorici, fu quello di mangiare fave.</strong> Narra <strong>Diogene</strong> che “<em>Pitagora morì in questo modo. Mentre lui e i suoi tenevano una riunione nell’abitazione dell’atleta Milone, capitò che uno di quelli che non erano stati ritenuti degni di essere ammessi al sodalizio, per invidia, appiccò il fuoco all’abitazione. Pitagora dunque fu preso mentre fuggiva: giunto a un campo di fave, pur di non attraversarlo si arrestò, proclamando che era meglio essere catturato piuttosto che calpestarle e preferiva farsi uccidere, piuttosto che parlare; così, fu sgozzato dai suoi inseguitori”. </em>Diogene poco dopo riporta un’altra versione<em>: “Invece Ermippo sostiene che durante la guerra tra Agrigentini e Siracusani Pitagora si fosse messo in marcia con i suoi soldati per porsi alla testa degli Agrigentini; ma quando questi vennero messi in fuga, fu ucciso dai Siracusani mentre cercava di girare intorno a un campo di fave per non attraversarlo</em>”.</p>
<p>La proibizione delle fave probabilmente apparteneva ad antichissime religioni totemiche e primordiali credenze arcaiche, apprese da Pitagora durante i suoi lunghi e numerosi viaggi. Secondo la tradizione il maestro di Samo per circa vent’anni dimorò in alcuni paesi come l’Egitto e la Mesopotamia venendo a contatto con sciamani, maghi e sacerdoti i quali gli insegnarono ciò che era puro e ciò che era impuro, ciò che era santo e ciò che era diabolico. Molti tabù pitagorici, come quello delle fave, o come di non portare addosso anelli e di non voltarsi quando si lasciava la casa, erano del resto diffusi in diversi paesi del Mediterraneo. <strong>Le fave erano considerate piante magiche, dotate di una potenza misteriosa e cosmica, sede di esseri soprannaturali in grado di influenzare negativamente o positivamente la vita degli uomini.</strong> Erano un cibo sacro agli dei dell’oltretomba o un cibo caro ai morti e per questo oggetto di tabù. Tutto ciò che apparteneva alle divinità o agli spiriti era interdetto agli uomini e infrangere il divieto significava mettere in moto contro di se delle forze che punivano i trasgressori o tramite l’oggetto tabuizzato o con altre disgrazie. Le fave erano infatti considerate piante magiche e infernali, dotate di una potenza misteriosa e cosmica, sede di esseri soprannaturali in grado di influenzare negativamente o positivamente la vita degli uomini, degli animali e delle piante; infrangere il divieto significava mettere in moto contro di sé forze misteriose che punivano i trasgressori o con l’oggetto tabù o con disgrazie.</p>
<p>Pitagora, credeva che l’anima, sepolta nel corpo per i suoi peccati e immersa nella materia come in una prigione, poteva progressivamente ricongiungersi alla sua origine sacra. Inoltre Pitagora, credeva che l’anima, sepolta nel corpo per i suoi peccati e immersa nella materia come in una prigione, poteva gradatamente ricongiungersi alla sua origine divina. Le privazioni alimentari, compresa quella delle fave, facevano probabilmente parte di un corpus di leggi che gli adepti dovevano rispettare per raggiungere lo stato della perfezione, per annullare la differenza tra la condizione umana e quella divina. Le fave erano ritenute piante che per le loro caratteristiche ostacolavano fortemente la capacità divinatorie e l’attività onirica.</p>
<p>La privazione alimentare, compresa quella di non mangiar fave, era uno dei comandamenti che i pitagorici dovevano rispettare per raggiungere il livello di perfezione e la vicinanza tra la condizione umana e divina. Il suo insegnamento doveva mirare alla pratica della misura nei riguardi degli istinti, dei desideri e delle pulsioni corporee; all’individuazione di ciò che era lecito e ciò che era illecito, di ciò che era puro e ciò che era impuro, ciò che era sacro e ciò che era profano. Attraverso la pratica della filosofia l’uomo si prepara alla salvezza dell’ anima che con la conoscenza si purifica e si libera dal suo continuo errare, sino a raggiungere il divino da cui proviene.</p>
<p><strong>L’origine del tabù delle fave poteva inoltre derivare anche da ragioni di prevenzione sanitaria; esse erano ritenute tossiche e capaci di provocare quella terribile malattia che nell’Ottocento sarà chiamata «favismo», anemia emolitica acuta.</strong></p>
<p>Le proibizioni alimentari, e in particolare il tabù delle fave, avevano dunque lo scopo di contribuire a rafforzare l’identità della setta, di creare uno steccato invalicabile con le altre culture che rischiavano di contaminarla. Non mangiare fave era un imperativo categorico che tutti dovevano rispettare senza discutere poiché esso offriva il privilegio di appartenere ad un gruppo, di rafforzare i valori comunitari. La differenza col mondo esterno passava sui rapporti umani, sessuali e anche sull’alimentazione.</p>
<p>Tratto da<em>“Il tabù delle fave. Pitagora e la ricerca del limite” </em>di Giovanni Sole, Rubbettino, 2004.</p>
<p>(Articolo a cura di Antonio Serio – <a href="http://www.ecomuseovalleditria.it/" target="_blank">Ecomuseo della Valle d’Itria</a>)</p>
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